Libero dal lavoro che non c'era più ed impegnato a ricostruire i cocci rotti della mia persona dopo alcune vicende particolari di cui parlerò nella quarta parte, io studiavo la notte dati, pubblicazioni e testi di medicina, leggevo report delle case farmaceutiche e delle autorità sanitarie, intervistavo persone, archiviavo conversazioni e post sui social media, scambiavo mail con i medici che lavoravano sul campo, contattavo i ricercatori autori degli studi più interessanti per avere informazioni dirette senza i filtri menzogneri della stampa. Insomma, mi sono messo a far (gratuitamente) il lavoro che avrebbe dovuto fare un bravo ed onesto giornalista. Ma nessuno ha voluto mai ascoltarmi. Qualsiasi cosa dicessi venivo sempre deriso con una smorfia di fastidio, quasi sempre da persone che non avevano la più pallida idea degli argomenti di cui parlavo. Finchè, ad un certo punto, esausto e deluso, la gente l'ho cominciata a mandare affanculo. Tutti, parenti inclusi. Anzi, soprattutto i parenti… Sai com'è, la pazienza ha un limite. Il lascito della pandemia da Coronavirus è così oggi una società profondamente incattivita, divisa, instupidita e diffidente, impaurita e “sanitarizzata”, molto più controllabile e manipolabile. Una società che è ormai consapevole di esser schiava delle élite, ma paradossalmente ama le proprie catene perché queste le danno sicurezza… come nel romanzo di Ken Kesey “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, in cui gli uomini non erano privati della libertà, ma paradossalmente preferivano non modificare la propria condizione scegliendo le ragioni della sicurezza. Proprio come nell'ospedale psichiatrico di Kesey, nel grande ospedale psichiatrico del Paese Italia le istituzioni, anche se viste sanitariamente totalitarie, dispotiche e repressive, vengono percepite come rassicuranti, in quanto garanti di protezione ed apparenti “certezze”. D’altronde, come scrisse Alejandro Jorodowsky, «gli uccelli nati in una gabbia pensano che volare sia una malattia». Le persone sono talmente spaventate dalla Luce e dalla Libertà che c'è là fuori che preferiscono restare dentro le tenebre della propria caverna di Platone continuando a vivacchiare ed accettare ancora oggi, nonostante la clamorosa evidenza, l'assurda narrazione pandemica di Speranza e company. E' proprio vero quello che si dice in giro: chi ha capito, ha capito subito, mentre chi non ha capito, difficilmente capirà mai. Perché non vuole capire. Che poi... ma quale pandemia! Dai su... una "pandemenza" semmai, i cui strascichi ancora oggi sono ben evidenti perché tendenza generale all'ipocondria, boccette di amuchina e museruole da rottweiler in viso sono ancora diffusissime. Il Covid-19 non è mai stato oggettivamente una pandemia. Sembrerà una bestemmia dopo tutto quello che abbiamo passato… ma ragionate un attimo. Avete visto per caso con i vostri occhi persone morire per strada? Avete visto tonnellate di cadaveri ammucchiati nelle piazze e bruciati? Medici della peste in giro, quelli col becco del medioevo? Ospedali stracolmi come descrivevano giornali e tv? Ambulanze ovunque a sirene spiegate? 28
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